Ogni quanto vanno controllati i DPI anticaduta? Guida alla manutenzione e all’ispezione periodica
Tra chi lavora in quota circola un’idea che merita di essere discussa: se l’imbracatura sembra integra, allora è sicura. Purtroppo le cose non stanno così.
Un cordino può cedere per un danno che l’occhio non percepisce, per l’usura interna delle fibre o per una piccola lesione provocata dallo sfregamento contro uno spigolo durante il lavoro.
L’affidabilità di un dispositivo di protezione individuale si misura con un processo di controllo strutturato e ripetuto nel tempo, non con un’occhiata veloce prima di iniziare il turno.
Vale la pena chiarire una questione semplice ma spesso lasciata in secondo piano. Ogni quanto va ispezionato un DPI anticaduta? A questa domanda se ne aggiungono altre due, altrettanto rilevanti: chi deve occuparsene, e cosa comporta una gestione fatta male.
Perché la manutenzione non è un dettaglio burocratico
Le cadute dall’alto restano una delle principali cause di infortunio grave nei cantieri italiani, e i dati raccolti dagli enti di vigilanza lo confermano da anni. Il punto interessante è un altro. In molti degli eventi più gravi il dispositivo era presente. Non funzionava come avrebbe dovuto.
Prendiamo un’imbracatura tenuta piegata nel vano di un furgone per settimane, esposta al caldo, all’umidità e alla luce del sole. Le sue prestazioni non sono più quelle dichiarate al momento dell’acquisto.
Il poliestere e il poliammide, con cui è realizzata la maggior parte delle fettucce, si degradano lentamente. Il problema è che lo fanno quasi sempre in silenzio, senza segnali che l’operatore possa notare da solo.
Qui sta il senso vero della manutenzione. Serve a portare alla luce ciò che l’uso quotidiano tende a coprire.
Non è un modo per riempire un registro e mettersi a posto con la burocrazia. È il momento in cui il dispositivo viene esaminato davvero, componente per componente, per capire se può ancora fare il suo lavoro.
Cosa dice la norma UNI EN 365
In Italia il riferimento tecnico principale per la verifica dei DPI contro le cadute dall’alto è la norma UNI EN 365. Il principio che stabilisce è chiaro: i dispositivi vanno sottoposti a un esame periodico almeno una volta ogni dodici mesi.
Attenzione a non leggere male questo dato. I dodici mesi sono un limite massimo. Non un intervallo da gestire con comodo, allungandolo fino all’ultimo giorno utile.
Il produttore, nel libretto di istruzioni, può indicare frequenze più ravvicinate a seconda delle condizioni d’uso.
Un dispositivo impiegato ogni giorno in un ambiente aggressivo, pensiamo a una raffineria o a un cantiere costiero esposto alla salsedine, può richiedere controlli ogni sei mesi.
Controllo pre uso ed esame periodico: due livelli distinti
C’è poi una distinzione che conviene tenere sempre a mente, perché genera parecchi equivoci.
Il controllo pre uso spetta all’operatore e va fatto prima di ogni aggancio. Bastano pochi minuti: una verifica visiva e manuale di cuciture, fibbie, connettori e cordini.
L’esame periodico è tutt’altra cosa. È molto più approfondito, lo svolge una persona competente e va messo per iscritto.
Sovrapporre i due livelli è un errore che si vede spesso sul campo.
Il controllo giornaliero non prende il posto dell’ispezione annuale. E l’ispezione annuale, dal canto suo, non dispensa dal controllo che l’operatore deve fare ogni mattina.
Chi è la “persona competente”
La norma parla di persona competente, un’espressione che vale la pena chiarire perché viene fraintesa di continuo.
Non stiamo parlando per forza dell’operatore più anziano della squadra. Parliamo di qualcuno che ha ricevuto una formazione specifica sull’ispezione di quel tipo di dispositivo, in molti casi designato o riconosciuto dal fabbricante.
Diciamolo senza giri di parole. Un caposquadra con vent’anni di cantieri alle spalle non diventa automaticamente una persona competente nel senso previsto dalla norma.
L’esperienza conta, e conta molto, ma la competenza formale è un’altra cosa. Richiede la conoscenza dei criteri di scarto, delle modalità di verifica e della documentazione da produrre al termine del controllo.
È anche il motivo per cui molte aziende preferiscono affidare l’esame periodico a soggetti esterni qualificati.
La logica è ragionevole: chi usa il dispositivo ogni giorno e chi ne certifica l’idoneità svolgono due ruoli distinti, e tenerli separati riduce il rischio di valutazioni troppo indulgenti.
Cosa si verifica durante un’ispezione
Un esame periodico fatto bene va parecchio oltre il colpo d’occhio. Ogni elemento viene controllato secondo criteri precisi.
Fettucce, cordini e cuciture
Sulle fettucce e sui cordini si cercano tagli, abrasioni, bruciature, tracce di sostanze chimiche e scoloriture anomale, che segnalano il degrado da raggi ultravioletti.
Le cuciture meritano un’attenzione particolare, perché è lì che si concentra la tenuta del dispositivo: si controlla che non ci siano fili tirati, rotti o allentati.
Connettori e dispositivi retrattili
Sui connettori metallici, moschettoni e ganci, si verificano il funzionamento delle ghiere, la presenza di corrosione, eventuali deformazioni o cricche.
Con i dispositivi retrattili la faccenda si complica, perché il meccanismo di bloccaggio è interno e non si vede. Serve una verifica funzionale del sistema di frenatura e, in molti casi, l’apertura del dispositivo presso un centro autorizzato.
Un esempio rende tutto più concreto. Immaginiamo un cordino con assorbitore di energia che ha subito una caduta, anche di modesta entità. Dall’esterno può sembrare in ottime condizioni. Se però l’assorbitore si è attivato, quel dispositivo ha già speso la sua funzione. Va scartato, e non ci sono margini di trattativa su questo.
Registrazione e tracciabilità
Ogni esame periodico deve lasciare una traccia scritta. La scheda di controllo riporta la data, l’esito, il nome di chi ha effettuato la verifica e la scadenza del controllo successivo.
Molti dispositivi in commercio oggi hanno un’etichetta o un tag identificativo che permette di ricostruire l’intera storia del prodotto, dalla fabbricazione all’ultima ispezione.
Questa documentazione non serve solo a coprire l’operatore. In caso di incidente, un registro di manutenzione mancante o non aggiornato può pesare parecchio sul piano delle responsabilità. Conviene conservare le schede per tutta la vita utile del dispositivo, senza scorciatoie.
Quando un DPI va messo fuori servizio
Anche il dispositivo tenuto meglio arriva prima o poi al momento della dismissione. Le ragioni sono in sostanza tre.
La prima è l’arresto di una caduta. Qualsiasi dispositivo che abbia trattenuto una persona va eliminato, punto.
La seconda è il superamento della vita utile indicata dal produttore, che per i componenti tessili di solito si aggira intorno ai dieci anni dalla data di fabbricazione, a prescindere da quanto sia stato usato.
La terza è il danno rilevato durante un’ispezione.
Su questo il nostro parere è fermo. Tenere in servizio un’imbracatura per contenere le spese è uno dei risparmi peggiori che si possano immaginare. Il prezzo di un DPI nuovo è irrisorio se paragonato a ciò che il dispositivo dovrebbe proteggere.
Il legame tra manutenzione e progettazione del sistema
Capita spesso di trattare i DPI come oggetti a sé stanti. Non lo sono. Ogni imbracatura, ogni cordino, ogni connettore fa parte di un insieme coordinato che comprende anche i punti di ancoraggio, le linee vita e i dispositivi di protezione collettiva.
La manutenzione trova il suo senso pieno solo quando si ragiona sull’intera catena di protezione, non sul singolo pezzo.
Chi volesse capire come si compone una protezione completa contro le cadute dall’alto trova un quadro dettagliato nella guida ai sistemi di sicurezza anticaduta, redatta dai professionisti di Pegaso Anticaduta, dove ogni componente viene analizzato nella sua funzione specifica.
Ragionare per sistema cambia anche il modo di fare manutenzione. Un ancoraggio corroso rende inutile l’imbracatura più performante sul mercato. In quota vale una regola semplice: la sicurezza dell’insieme non supera mai quella del suo componente più debole.
Costruire una cultura del controllo
Nel mondo della sicurezza sul lavoro si ripete spesso un concetto: i controlli fatti bene sono quelli di cui non ci si accorge, perché il loro effetto è aver evitato l’incidente prima che accadesse.
È un’utilità che non si vede, e proprio per questo tende a essere sottovalutata.
Definire un calendario di ispezioni, formare chi esegue i controlli pre-uso, affidarsi a persone competenti per l’esame annuale, tenere in ordine la documentazione.
Nessuna di queste attività è straordinaria. Messe insieme diventano una routine ordinata, ed è nella regolarità di questa routine che si gioca gran parte della protezione reale di chi lavora in altezza.
Se stai organizzando la gestione dei tuoi dispositivi, un buon punto di partenza sono le scadenze e i libretti di istruzione. Sono aspetti meno visibili rispetto all’acquisto di un’attrezzatura nuova, eppure è da lì che comincia la sicurezza vera.